sabato 15 settembre 2012

SAN SPERATE. Pixinortu Lavori nell'oasi, Comune in lotta con l'impresa

da L'UNIONE SARDA


Lavori al palo a Pixinortu. Per la club house, il percorso vitae, il teatro e l'area attrezzata per i giochi dei bambini bisognerà ancora attendere. Il parco oggi è un cantiere aperto e il motivo dei ritardi è legato ad un contenzioso tra il Comune di San Sperate e la ditta appaltatrice che doveva eseguire Secondo il contratto l'inizio dei lavori era previsto per il primo luglio 2008 per terminare il 30 giugno del 2013. Invece è tutto a data da destinarsi. «C'è una causa con l'impresa fallita», dice l'assessore all'Agricoltura Fabrizio Madeddu, «la ditta, attraverso i propri legali, ha chiesto un risarcimento di circa centomila euro perché ci sono stati diversi problemi per autorizzazioni, ma danni ne abbiamo subito anche noi, il parco è un'incompiuta. Ora stiamo quantificando anche la cifra». Ma l'amministrazione non punta tanto a risolvere la questione legale, che si sa in Italia ha tempi lunghissimi, quanto a trovare un punto d'incontro che consenta al parco di poter essere utilizzato il prima possibile. «Abbiamo già fatto un incontro con il curatore fallimentare, vorremo che l'intera area di Pixinortu venisse svincolata, che venisse restituita l'area boschiva e le strutture ricettive. Ci sono buone possibilità che ciò avvenga. Dopo questo passaggio abbiamo in mente di coinvolgere anche l'Ente foreste perché custodisca e curi l'area, valorizzandola e tutelandola», conclude Madeddu.
Maura Pibiri

venerdì 14 settembre 2012

«L'Apac si può salvare»


Da L'UNIONE SARDA

SAN SPERATE. L'associazione dei produttori agricoli del paese in liquidazione
Rallo: debiti esigui e beni con un valore superiore

«L'Apac è in liquidazione, non in fallimento. Ha pochi debiti e beni di un valore superiore alle perdite. C'è la possibilità di ripartire». Il commercialista Vito Rallo, uno dei liquidatori, svela che «già diversi acquirenti hanno manifestato interesse per la cooperativa, ma proprio quando si è trattato di ufficializzare la vendita poi non si è concluso».
L'Associazione produttori ortofrutticoli e agrumicoli del Campidano è arrivata al capolinea. Dopo più di quaranta anni di attività ha chiuso i battenti e ora è in liquidazione. Aveva già dato i primi segni di instabilità diverse volte. Infatti è stato difficile trovare un nuovo presidente al vertice dell'azienda e inserire giovani produttori tra i soci. E dopo un balletto di nomi è tornato in sella il cagliaritano Antonio Tuveri, che ha dovuto sciogliere insieme ai soci, il consiglio d'amministrazione. Pochi passaggi, poi l'Apac è finita in mano ad una terna di liquidatori che oggi sta vendendo la cooperativa. Diverse offerte d'acquisto, ma nessuna si è concretizzata nella vendita.
LA STORIA L'Apoac è nata nel 1968 con 250 produttori e ha fatto la storia agricola di San Sperate: arance, clementine, pomodori e pesche. Stagioni di grandi produzioni e di numeri importanti come annate con 35 e 40 mila quintali di merce da conferire anche in grandi aziende come la Casar di Serramanna. In più di quarant'anni di attività inoltre hanno lavorato diversi speratini non solo come produttori ma anche negli uffici. «Quando i prodotti conferiti in cooperativa hanno iniziato a diminuire, sia per le annate andate male a causa del maltempo sia per la crisi sul mercato, allora si sono presentati anche i problemi economici. Con il passare del tempo i numeri della produzione sono diminuiti e così anche il numero dei soci» spiega Rallo.
L'AZIENDA Oggi l'azienda che sta nella zona industriale di San Sperate, occupa un terreno di circa 5 mila metri quadri. È rimasto solo un capannone di grandi dimensioni che ospita carrelli, cassette e anche celle frigorifere. L'intera cooperativa è smantellata. Soci a casa insieme ai dipendenti degli uffici amministrati e debiti per quasi 250 mila euro.
«L'Apoac, sia ben chiaro, non è in uno stato fallimentare. Oggi il valore è stimato a quasi un milione di euro. Con la vendita, verrebbero pagati abbondantemente i debiti e rimarrebbe anche una grossa fetta di denaro che verrebbe devoluta presso il Ministero del Lavoro, secondo legge, perché la cooperativa non ha scopo di lucro», spiega Rallo.
Oggi in via Cagliari, nella sede degli uffici della cooperativa non c'è nessuno. Il peggiore dei contrappassi per un'azienda che è stata importante per San Sperate. E adesso le pesche di qualità le vende un'azienda di Villacidro. In 400 market sardi.
Maura Pibiri

mercoledì 12 settembre 2012

Scuole serali, domande di iscrizione


Entro il 15 settembre dovranno essere presentate le domande di iscrizione alle scuole serali. L'assessorato alla Pubblica istruzione di San Sperate ha deciso di attivare il corso serale per conseguire la licenzia media inferiore per l'anno scolastico 2012/13. I cittadini interessati potranno contattare l'ufficio Servizio Sociale e l'ufficio segreteria sia inviando una mail a affarigenerali@sansperate.net, o contattare lo 070/96040227, 070/96040221. Il modulo di adesione potrà essere scaricato dall'albo pretorio del sito del Comune.(m.p.)

martedì 11 settembre 2012

Non c'è crisi per le pesche


Da L'UNIONE SARDA

SAN SPERATE. Cassette con depliant promozionali aspettando il marchio dop
Non c'è crisi per le pesche
Prodotto tipico in vendita in 400 market isolani

La pesca speratina sorride alla crisi. Il frutto simbolo del paese del Cagliaritano ha conquistato la grande distribuzione e oggi viene commercializzato in quasi quattrocento supermercati dell'Isola.
È stato il Cs&d di Villacidro (il Centro servizi e distribuzione che segue Sigma, Dico e Mercato alimentare) a credere nelle potenzialità del frutto e a chiudere un accordo con una decina di produttori locali. Il gruppo di peschicoltori, ha voluto puntare sul dolce frutto e oggi si dice soddisfatto del progetto intitolato “Pesche di San Sperate”.
IL PROGETTO «L'iniziativa è nata dopo alcuni incontri con gli agricoltori. L'idea era quella di promuovere il prodotto locale, di rilanciare la pesca e imporla sul mercato isolano», racconta Pierpaolo Casti, coordinatore e promotore del progetto. «Oggi è riconosciuta dal marchio Deco di denominazione comunale. Nei supermercati isolani, le cassette con il nostro frutto hanno anche in allegato un volantino che spiega le caratteristiche organolettiche. Ne abbiamo scelto quattro con diverse immagini, ognuno rappresenta la pesca e un murales e spiega perché è più buona delle altre», continua Casti.
LE QUANTITÀ Grazie a questo nuovo progetto vengono conferiti da 1500 a 1600 quintali all'anno di pesche speratine. I produttori, dopo avere tagliato e raccolto le pesche, le sistemano su una pedana che può contenere 36 cassette. Per tre volte alla settimana un'azienda di autotrasporti porta la merce per essere poi venduta nella grande distribuzione. «Siamo riusciti a crearci uno spazio sul mercato isolano, a ritagliare una fetta di mercato, perché la nostra pesca viene venduta bene, il cliente la cerca. I produttori speratini che hanno aderito al progetto hanno un 15-20 per cento in più di guadagno al chilo», spiega Casti. Il costo di un chilo di frutta varia in base alla pezzatura e alla tipologia, oscilla da un euro superando anche i 2 e dipende inoltre dalla zona dell'Isola in cui è venduto. «La pesca di San Sperate sul mercato regge, il cliente sente il gusto diverso, più genuino, viene tagliata quando è pronta e non prima per essere messa nelle celle frigorifere come succede per le pesche spagnole o nazionali». Il progetto Pesca di San Sperate, guarda ancora più in alto e punta ad ottenere due riconoscimenti. «Vorremo avere l'Igp, l'indicazione geografica protetta, che riconosce un prodotto agricolo alimentare come originario del luogo. Inoltre puntiamo ad essere inseriti nell'albo dei prodotti tradizionali della Regione» spiega Casti.
LE ADESIONI Prossimo obiettivo per il gruppo di peschicoltori è allargare le maglie dei partecipanti. «Siamo disposti ad accettare nuovi ingressi, è un bene che la nostra pesca sia entrata nella grande distribuzione, noi abbiamo aperto un varco, anche altri produttori speratini, così come altri prodotti potranno essere inseriti», conclude Casti.
Maura Pibiri