venerdì 6 luglio 2012

Traccia dell'intervento della consigliera Stefania Spiga al consiglio comunale del 5 luglio 2012.

Traccia dell'intervento della consigliera Stefania Spiga al consiglio comunale del 5 luglio 2012.


Dispiace l’attenzione mediatica negativa che in questi giorni è stata posta su San Sperate. Dispiace ancora di più che l’immagine data dalla nostra comunità che è sempre stata esempio di contaminazioni artistiche e culturali internazionali, sia quella di paese di fatto incapace di aprirsi alla cultura di un altro popolo.
Avrei voluto capire meglio quindi quale è il problema all’ordine del giorno di oggi. Di quale emergenza si parla nella convocazione?
L’ordinanza di sgombero è stata presa in adempimento al provvedimento del Tribunale di Cagliari, per cui, entro il 2 luglio, si doveva procedere all'abbandono dell'area nella 554 da parte dei 157 residenti (93 sono minori).
Da fonti giornalistiche, ci risulta che i Rom, circa 29 famiglie, hanno per la maggior parte già firmato i contratti di locazione in abitazioni private: qualcuno provvederà a pagare l'affitto con proprie risorse, ma ci saranno aiuti e contributi da parte della Caritas.  Quindi, quasi tutte le famiglie sono già state sistemate nei nuovi alloggi. C'è anche un fondo regionale di 579 mila euro, originariamente destinato alla riqualificazione del campo, che dovrebbe cambiare destinazione proprio per finanziare il piano-trasferimento. 
E sottolineo che tra l’altro l’Assessore Regionale alla Sanità, Simona De Francisci, ha sostenuto che si farà carico di modificare subito la legge e portarla presto all'attenzione della Giunta per i progetti di inclusione sociale.
Se vogliamo essere rigorosi uomini di legge, nessuna comunicazione era tenuta da parte della Caritas che di fatto aiuta le famiglie Rom a trovare una nuova abitazione. Il Sindaco tra l’altro questo lo sa bene. Comprendo perfettamente che il buon senso di una comunicazione preventiva, magari anche in modo ufficioso, avrebbe aiutato l’Amministrazione a gestire meglio la disinformazione imperante e le paure della gente.
Ma oggi siamo già oltre. Non posso credere che un presunto difetto nelle comunicazioni, regoli la decisione sul fatto che queste persone debbano andare via. O meno.
Vogliamo dirlo con chiarezza che qui a San Sperate stiamo parlando di sole due famiglie, composte da 4 adulti e 20 bambini?
La domanda che ci dovremmo porre è questa: se si è davvero convinti che i non siano i Rom il problema di oggi, se si è davvero convinti che non sia il pregiudizio e la paura a governare le scelte di questa Amministrazione, perché allora li dovremo allontanare da noi? 
E ancora, visto che a nessun essere umano è dato scegliere in quale pancia crescere, se di una mamma bianca, di una mamma Rom o nera, cosa porta alcuni individui a considerare l’etnia, la razza una colpa o preventivamente ad attribuirvi un’intenzione o un’inclinazione malevola, rubano, sporcano?
Le paure sono sicuramente esasperate nei periodi di stress e di forti tensioni sociali, così come è successo contro i musulmani dopo l’11 settembre, così come avviene in altri paesi in questo momento di crisi economica, dove per tanti purtroppo è più semplice pensare a se stessi.
Io oggi avverto la tensione negativa per cui solo timidamente si è tentata una strada di ricomposizione. Avverto imbarazzo e pongo all’attenzione di questo Consiglio soprattutto la paura che molti sansperatini hanno avuto della folla inferocita di martedì scorso. Persone che non hanno avuto il coraggio di prendere la parola e di esprimere il proprio pensiero per la paura di essere soprafatti da quell’odio.
Io penso che San Sperate sia davanti ad una scelta e debba scegliere di non essere debole, di non cedere alla tendenza xenofoba, di chi urla di più.
Uno dei modi che abbiamo per farlo è partire dal fatto che i pregiudizi ci sono, vanno ammessi e vanno superati. Dall’ammettere che siamo infarciti di stereotipi da sconfiggere come il binomio musulmano – terrorista, il cattolico pedofilo, il rumeno stupratore. 
Vogliamo ammettere che questo volantino che è stato appeso e distribuito in giro è apologia di reato e che il Sindaco prima di chiunque altro avrebbe dovuto denunciarlo?
Vogliamo dire che il Sindaco è presidio istituzionale del territorio e della comunità intera, che deve garantire tutti i cittadini, che non ci si può permettere di essere il megafono di sentimenti razzisti, per altro espressione di una minoranza? L’inciviltà delle urla, degli insulti, del non lasciare spiegare le ragioni altrui non ricade soltanto nelle persone che vengono attaccate ma ricade come un macigno contro tutta questo paese.
A venti giorni dall’elezione non è il risentimento e la stizza per non essere stato avvisato che devono regolare le scelte se sia giusto o meno accogliere queste persone.
Non si tratta qui di fare un processo alle intenzioni, né di fare demagogia, né tantomeno di stabilire chi tra noi è più tollerante o meno, si tratta di combattere i pregiudizi e di combattere i MA, i PERò che troppe volte in questi giorni seguono le frasi “Io non sono razzista”.
E allora essendo nostro compito, di tutto il Consiglio Comunale essere organo di indirizzo dell’Amministrazione, credo che sia necessario andare a definire un obiettivo unico di inclusione e conoscenza di questi 20 cittadini, un percorso che si deve basare necessariamente insieme ai Rom e al resto della cittadinanza sansperatina.
Significa costruire un rapporto e basarlo sul rispetto reciproco e sulle regole, certamente, ma anche sulle opportunità.
Oggi sentiamo tutti una responsabilità e dobbiamo affrontarla, senza dividerci in schieramenti, senza nasconderci dietro la scusa che il problema non siano i Rom.  
Stiamo parlando di persone e come tali anche loro sono titolari di diritti, ad una casa, all’istruzione, e così come noi hanno dei doveri, di fare correttamente la raccolta differenziata, solo per fare l’esempio più semplice. E se non staranno alle regole del vivere civile saranno sanzionati e puniti, come un qualsiasi altro cittadino.
Lo dico in chiusura di intervento, perché vorrei che fosse questo il nodo cruciale del mio intervento. Andate a vedere, andate a conoscere i sorrisi di quei bambini e di quelle persone. Perché con un sorriso vi faranno entrare nelle loro case. 
Diteci poi se non sono disposte al dialogo, se non sono persone provate dall’essere state trasferite e divise dai propri famigliari, se non sono persone quasi rassegnate alla discriminazione e se prima di ogni altra cosa non meritano rispetto.

1 commento:

  1. Complimenti per l'articolo. Sono pienamente d'accordo con quanto detto. Perché anch'io sono per l'integrazione, per la conoscenza culturale. Quando studiavo per l'esame di Antropologia Culturale ho potuto conoscere un'etnia rom, i Manus, i cui usi e stile di vita mi hanno affascinato. E penso che anche questa popolazione può insegnarci tanto. Non mi è piaciuto il modo in cui sono state gestite le cose dai nostri concittadini. Hanno prevalso i loro pregiudizi, la loro non conoscenza e non è giusto. Queste famiglie hanno dei diritti. Certo anch'io mi sono lasciata sopraffare un po' dalla paura, ma solo perché avevo paura di queste poche persone che volevano imporre la loro scelta. Ci sono rimasta di sasso e malissimo. C'è tanta rigidità su queste cose. Cosa si vuole insegnare ai propri figli, nipoti con questo comportamento?! A odiare chiunque non sia della nostra stessa etnia?! Non sono d'accordo, perchè ci è stato insegnato ad amare chiunque, anche se diverso. E poi diverso da chi, da cosa?! Non penso siamo diversi, anzi siamo tutti uguali.
    Mi scuso per il commento un po' lungo.
    Daniela

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